Musei e mostre: come creare una mappa sensoriale utile prima della visita
Sul sito di una mostra si trovano il prezzo del biglietto, gli orari e l’indirizzo. Meno facile è trovare la risposta a una domanda come questa: «Per raggiungere la sala dei dipinti devo attraversare quella con la proiezione al buio?». Per qualcuno è una curiosità. Per altri, dalla risposta dipende la scelta di entrare, di prepararsi a quel passaggio o di chiedere un percorso diverso.

Una mappa sensoriale può indicare dove sedersi, dove cambia la luce e quale percorso scegliere. Ricostruzione illustrativa.
Le giornate a ingresso gratuito del 1° e del 4 novembre nei musei statali offrono l’occasione per guardare alla visita dal punto di vista di chi la sta organizzando. Uno strumento utile è la mappa sensoriale: una guida che indica in quali ambienti si incontrano, per esempio, suoni intensi, variazioni di luce oppure odori marcati. Un esempio italiano viene dalla mappa sensoriale della Biennale Arte 2026 (PDF): per gli spazi espositivi dei Giardini e dell’Arsenale la mappa distingue, tra le altre cose, ambienti in penombra, installazioni sonore e stimoli olfattivi.
Che differenza c’è tra mappa sensoriale e mappa tattile?
Davanti alla stessa sala, le due mappe rispondono a domande diverse. «Che cosa troverò entrando?» La mappa sensoriale avvisa che la sala si oscura durante la proiezione, che la musica arriva fino al corridoio e che più avanti c’è un posto per fare una pausa. Queste informazioni si possono leggere su carta, consultare online con un lettore di schermo o ascoltare.
«Come arrivo alla sala e dove si trova l’uscita?» Su una mappa tattile una persona cieca o ipovedente può esplorare con le dita pareti, aperture e percorsi in rilievo. Le scritte in Braille possono dare un nome alle sale e spiegare i simboli della legenda. Il Braille serve a leggere le parole con il tatto, mentre le linee in rilievo fanno capire come sono disposti gli spazi. Una stessa mappa può svolgere entrambe le funzioni, per esempio se un simbolo tattile, spiegato in legenda, segnala lungo il percorso una sala con suoni intensi.
Descrivere la sala, lasciare la scelta al visitatore
Per cominciare, basta percorrere la mostra con chi la apre ogni mattina. Dove cambia bruscamente la luce? Il suono del video si sente anche dalla sala precedente? C’è una seduta raggiungibile senza uscire dal percorso? Sono informazioni che il personale spesso conosce bene e che il visitatore, invece, scopre solo una volta entrato.
Una buona scheda potrebbe dire: «Sala 3. La proiezione si svolge al buio. La musica si sente già dal corridoio. Per raggiungere la sala 4 senza attraversare la proiezione, usa il passaggio a sinistra». È un esempio, da usare solo se corrisponde all’allestimento reale. Dire che cosa si incontra permette a ciascuno di scegliere. Definire quella stessa sala «adatta» o «non adatta» decide al posto suo.
Rendere la mappa disponibile prima della biglietteria
Il posto più utile per pubblicarla è accanto a orari, biglietti e indicazioni per arrivare. Alla piantina si può affiancare una breve descrizione testuale, sala per sala, consultabile anche dal telefono e con un lettore di schermo. Sulla pianta, simboli accompagnati da parole aiutano a distinguere le informazioni anche senza riconoscere i colori. All’ingresso, una copia da consultare serve a chi non ha uno smartphone o preferisce chiedere indicazioni mostrando un punto sulla carta.
Controllare una promessa piccola, ma importante
Prima di indicare uno «spazio tranquillo», provate a sedervi lì durante una visita di gruppo. Si sente l’audio della sala vicina? La porta resta aperta? Se le condizioni cambiano, è più utile scrivere «sedute nel corridoio; durante le visite guidate può esserci rumore» che promettere silenzio. Fate poi leggere la mappa a visitatori con esigenze diverse e chiedete quale decisione non riescono ancora a prendere. La loro risposta vi dirà che cosa manca.
Per un museo o uno spazio culturale, il primo passo può essere una sola sala ben descritta. Se volete lavorare sulle informazioni che accompagnano i vostri visitatori, raccontate a Connessioni Sociali com’è fatto il vostro percorso.













